Il Club

Di Stefano

Di Stefano

N° 6

“Papà, chi è stato il difensore più forte?” Vedi figliolo… C’era un giocatore, che aveva una linea invisibile attaccata ai piedi. Tutto il resto della difesa lo seguiva. Lui trascinava con se chiunque gli giocasse accanto. Era la perfezione quell’uomo figliolo. Se qualcuno aveva la presunzione di sbagliare, e di non seguire quella linea immaginaria, si avvicinava e lo prendeva per il collo. Non dormiva pensando a come poter fermare il mondo . Era una macchina che pensava continuamente a come poter annullare gli attaccanti. Dopo ogni anticipo, si atteggiava, con mosse di virile bellezza gladiatoria.
“Papà, ma allora quel giocatore era un supereroe?” No no… Assolutamente. Quell’uomo si chiamava semplicemente Di Stefano e non “Batman, Spiderman, oppure Robocop”. Era un ragazzo semplice, CON UN CUORE GRANDE COSÌ, indossava la maglia numero 6 ed è considerato ancora oggi il difensore più forte che abbia mai calcato il prato della Bombonera

D. Maradinho

D. Maradinho

N° 10

Quando basta un nome per evocare uno stile di gioco. Anzi, in questo caso sarebbe meglio dire uno stile di vita. Perché Maradinho non è uno qualunque: appartiene a quella categoria in via d’estinzione dei numeri dieci senza compromessi. Il prototipo del Diez Sudamericano. Anche se la sua è un’epopea visceralmente droettiana, coi suoi tempi dilatati, le sue bellezze malinconiche e la sua tranquillità interiore… Maradinho è così: detta le regole di ciò che accade intorno a lui, caratterizza un’intera squadra. È tolemaico: un fulcro imprescindibile nel cuore del gioco. Gli altri compagni gli orbitano intorno come satelliti…

G.O. Batticorra

G.O. Batticorra

N° 7

ZITTI TUTTI, PARLA BATICORRA

La tua squadra è sotto
Gli avversari ti temono.
E ti picchiano
I tifosi ti temono.
E ti fischiano
Ma tu non sei un calciatore qualsiasi.
No, tu sei Gabriel Omar Baticorra
Ti basta mezza occasione.
Lo sai.
E ti capita, pochi minuti dopo, proprio sui tuoi piedi.
Bordata che devasta la rete.
E subito, col dito sulle labbra, a zittire la bombonera
Perchè tu puoi permettertelo.
Sei Gabriel.
Gabriel Omar.
Gabriel Omar Baticorra

D. Arkiller

D. Arkiller

N° 14
L.C. Laragnotti

L.C. Laragnotti

Mister

“Prima che Laragnotti sedesse sulla panchina del Droetto pensavo che un allenatore valesse un altro e che quella squadra avrebbe potuto allenarla anche Paperino. Prima di incontrarlo ero un giocatore di esperienza ma non capivo nulla di calcio. Lui ci ha aperto un mondo affascinante.
Laragnotti ti dice tutto il contrario di quello che hai sentito per tutta la vita: ti dicono che perdi perché non corri, ma un giorno arriva lui e ti spiega che perdi perché corri troppo.
E’ un privilegio averlo come allenatore. Ci ha fornito una grammatica per capire il calcio. E’ arrivato e ha detto: faremo così; lo ha detto sottovoce come solo i saggi sanno fare. Una cosa difficilissima in quello spogliatoio pieno di personalità debordanti; una cosa difficilissima perché bisogna avere una fiducia immensa per convincere gli altri, lui ha grande fiducia in ciò che fa.
Non avremmo mai vinto così tanto senza la sua guida. Lui è un hombre vertical.”
Maradinho

N. Somsini

N. Somsini

N° 8

“Somsini ha un carattere chiuso e complicato, nello spogliatoio quasi non lo sentì. lui è uno che parla solo con lo sguardo, e per questo lo chiamiamo, l’uomo ombra. Lo scorso anno faceva il rincalzo, lo vedevi in allenamento dare l’anima, lottare su ogni pallone, ma poi quando si doveva giocare il Match non partiva mai titolare. Non si è mai lamentato, ripeteva sempre che prima o poi gli sarebbe capitata l’occasione di far ricredere tutti. Ad inizio torneo mi disse: “questo è il mio anno. Se mi fanno giocare mezza partita, poi non usciró più dalla formazione titolare”. E così è stato… È un tipo tosto , non si ferma davanti a niente e nessuno. Vince tantissimi Tackle, riconquista il pallone e fa ripartire l’azione. Si parla tanto di Maradinho , Di Stefano e Fertevez, ma Somsini è un portento. L’unica cosa negativa che ha, è che a non riesce a superare le quattro medie bionde. Dovrà imparare a tutti i costi, altrimenti non può essere considerato uno di noi. Detto questo, è un giocatore indispensabile. Senza di lui molto probabilmente, non saremmo il SIM DROETT
Arkiller

S. Sempercoechea

S. Sempercoechea

N° 33

“Sempercoechea è il più forte portiere con cui abbia mai giocato.. Quando giochi con lui alle spalle, sei tranquillo, ti senti sicuro, protetto, sai che se anche l’attaccante dovesse prendere spazio e arrivare al tiro, il tuo portiere parerà. È il numero uno di sempre, è il Portiere per eccellenza, e davanti ad uno così puoi fare solo una cosa… dirgli grazie e Portargli rispetto.”
Arkiller

J.S. Tibon

J.S. Tibon

N° 76

J.S. Tibon l’unico brasileiro nato in Droetto
Uno che non è solo forte ma fortissimo, sembra la sintesi ideale tra Maradinho e Di Stefano.
Il suo sinistro, lo strumento dell’arte, lo usa come Picasso usa i pennelli, con genio e originalità. Non c’è nulla di calcolato, nulla di retorico nel suo gioco, la testa è sempre alta, gli occhi puntati verso il futuro.
J.S. Tibon, l’uomo che gioca guardando le stelle

N. Pastisso

N. Pastisso

N° 51

“Quando giocavo contro il Droetto, sapevo che lì c’era Pastisso. Dovevi farti trovare al top della forma, altrimenti non ti faceva toccare palla. Non potevi permetterti di fare nessuno sbaglio. I primi tempi quando ero giovane, stavo attento a tutto. Non riuscivo a essere naturale, a fare le mie giocate. Avevo paura anche solo a guardarlo”.

Rachelezzi

Rachelezzi

N° 10+1

“Quando è al massimo della forma non puoi fare nulla. Solo restare a guardare, perché lui vola. Di Rachelezzi, ricordo gli sguardi dei difensori avversari… Si guardano sempre impotenti”
Maradinho

C. Fertevez

C. Fertevez

N° 11

“Avevo chiesto un difensore alla società, invece arrivò Fertevez. Chiamai Pep Guardiola e gli dissi: “È arrivato Fertevez….. ora dove lo metto questo?” Mi rispose: “Mettilo in difesa. Se sta bene farà la differenza anche lì”. Lo ringraziai, ridendo… Quando poi lo vidi in allenamento, capii che quella era una perla da maneggiare con cura. Se stava bene fisicamente poteva farti vincere la partita in 2 minuti. Un extraterrestre, che si metteva in contatto con gli umani poche volte. Ma quando lo faceva, capivi la sua lingua, era un suono sublime, un suono che veniva da un altro pianeta”
Laragnotti

M. Lukempes

M. Lukempes

N° 9

Oggi proviamo a raccontarvi la storia di un trascinatore, sempre pronto ad aiutare i compagni e a dare tutto. Parla solo il campo per lui. Come martedì sera contro il Barello quando ha trascinato la squadra e cambiato la partita con determinazione, rabbia e personalità.
I suoi compagni lo adorano, gli amanti del calcio ne riconoscono le doti da guerriero e trascinatore. E non potrebbe essere altrimenti.

Perché M. Lukempes non muore mai…

#Guerriero